Barche vela


Bluchartermare: Noleggio barca a vela
 
Navigare lungo la litoranea:

A sud di Santa Marina, la litoranea raggiunge la frazione di Lingua, sull'estrema punta sudorientale di Salina, dove la strada finisce. E' un minuscolo borgo di pescatori che si specchia in un mare bellissimo, di fronte a Lipari. Con l'acqua trasparente, la lunga spiaggia di ciottoli scuri su cui le barche dei pescatori sono macchie di colori vivaci, Lingua e' la riviera di Salina, frequentata anche dai vip di Panarea e di Stromboli che arrivano fin qui in barca anche solo per assaggiare le fantasie ghiacciate dal sapore di gelso, di mandorla, di pistacchio, di fichi d'India. Ci sono anche un paio di ristoranti, E Delfino e Il Gambero, semplici ma con cuoche sopraffine, che servono cucina di mare, ma anche il sostanzioso pane cunzato, una specie di bruschettona. E' al laghetto triangolare di Lingua, 2 ettari d'acque salmastre, profonde pochi metri, che Salina deve il nome. Addirittura fin dal III secolo a.C. secondo gli studiosi, vi si estraeva il sale usato per la conservazione dei capperi e del pesce. Oggi il laghetto, separato dal mare da un esile terrapieno formato dai depositi delle correnti che tormentano il canale fra Salina e Lipari, e sovrastato da un faro,e' una zona umida e protetta dove in primavera e in autunno sostano aironi cinerini, beccacce di mare, piovanelli, oche selvatiche, anatre, garzette e persino cicogne e fenicotteri, ghiotti di insetti e di piccoli crostacei, fra cui V Artemia salina, che vivono nello stagno.
Si trovano qui il piccolo museo e il Salina Borgo di Mare, albergo con 24 camere e solarium adiacente al mare. Nuovo e candido, l'albergo e' nato dal recupero di un borgo verace di salinari che ospitava la dimora dei padroni della salina, gli alloggi dei lavoranti e i locali per la macina e lo stoccaggio del sale. Alle spalle si inerpicano sulla collina i vigneti dell'Azienda Agricola Carlo Hauner, il pittore bresciano approdato sull'isola nel 1963, che, grazie a tecniche spesso rivoluzionarie, ha recuperato e diffuso la Malvasia
portandola a fama internazionale. Dell'azienda si occupano oggi il figlio Carlo junior e il nipote Andrea. Ma le etichette delle bottiglie sono un omaggio al fondatore, scomparso nel 1996: riproducono i suoi quadri, con le architetture eoliane, i colori della vegetazione, i rossi e gli arancione delle albe e dei tramonti, il nero del vulcano e l'azzurro del mare di un'isola che l'aveva stregato.